“Mi abbandonai a quell'incantesimo fino a quando la brezza dell'alba lambì i vetri della finestra e i miei occhi affaticati si posarono sull'ultima pagina. Solo allora mi sdraiai sul letto, il libro appoggiato sul petto, e ascoltai i suoni della città addormentata posarsi sui tetti screziati di porpora. Il sonno e la stanchezza bussavano alla porta, ma io resistetti. Non volevo abbandonare la magia di quella storia né, per il momento, dire addio ai suoi protagonisti. Un giorno sentii dire a un cliente della libreria che poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli il cuore. L'eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale – non importa quanti altri libri leggeremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo – prima o poi faremo ritorno” .
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martedì 20 marzo 2012
sabato 10 marzo 2012
Anna Marchesini "Il terrazzino dei gerani timidi" (2011)
"Come una ghirlanda caduta a terra, il tonfo dei rintocchi serali della torre squarciò il silenzio nel terrazzino e mi fece trasalire.
Respirai. Nel cielo ormai bianco, uno stormo si esibiva in volo, preciso e sfrenato come una pattuglia acrobatica; la sua danza accordata e felice sfidava l'inerzia avara di quell'angusto quadrilatero dei gerani corroso dal silenzio. Batteva sonoro il quarto; era l'ora di rincasare per i passeggeri instancabili della piccola storia, rimessa al ritmo blando della consuetudine.
Prima di rientrare, mi chinai in avanti, con un dito scavai una minuscola buchetta nel terriccio tiepido del geranio bianco, e poi la ricoprii; ebbi come l'impressione di racchiudervi dentro l'insostenibile tristezza di quel momento". (p.19)
"[...] simili alle gocce di pioggia, quando d'inverno rigava i vetri della finestra, le sue parole pareva si frantumassero addosso ad una frontiera, contro la quale aveva fallito anche il silenzio". (p.160)
Respirai. Nel cielo ormai bianco, uno stormo si esibiva in volo, preciso e sfrenato come una pattuglia acrobatica; la sua danza accordata e felice sfidava l'inerzia avara di quell'angusto quadrilatero dei gerani corroso dal silenzio. Batteva sonoro il quarto; era l'ora di rincasare per i passeggeri instancabili della piccola storia, rimessa al ritmo blando della consuetudine.
Prima di rientrare, mi chinai in avanti, con un dito scavai una minuscola buchetta nel terriccio tiepido del geranio bianco, e poi la ricoprii; ebbi come l'impressione di racchiudervi dentro l'insostenibile tristezza di quel momento". (p.19)
"[...] simili alle gocce di pioggia, quando d'inverno rigava i vetri della finestra, le sue parole pareva si frantumassero addosso ad una frontiera, contro la quale aveva fallito anche il silenzio". (p.160)
venerdì 2 marzo 2012
Murakami Haruki, "Kafka sulla spiaggia"
"Guardare troppo lontano è un errore. Se uno guarda lontano, non vede quello che ha davanti ai piedi, e finisce per inciampare. Ma anche concentrarsi troppo sui piccoli dettagli che si hanno sotto il naso non va bene. Se non si guarda un po' oltre, si va a sbattere contro qualcosa. Perciò è meglio sbrigare le proprie faccende guardando davanti a sé quanto basta, e seguendo l'ordine stabilito passo dopo passo. Questo, in tutte le cose, è il punto fondamentale."
martedì 14 febbraio 2012
Cristina Campo - "La Tigre Assenza"
Ahi che la Tigre,
la tigre Assenza,
o amati,
ha tutto divorato
di questo volto rivolto
a voi! La bocca sola
pura
prega ancora
voi: di pregare ancora
perché la Tigre,
la Tigre Assenza,
o amati,
non divori la bocca
e la preghiera…
La neve era sospesa tra la notte e le strade
Come il destino tra la mano e il fiore.
In un suono soave
Di campane diletto sei venuto…
Come una verga è fiorita la vecchiezza di queste scale.
O tenera tempesta
Notturna, volto umano!
(ora tutta la vita è nel mio sguardo,
stella su te, sul mondo che il tuo passo richiude).
(Cristina Campo, La Tigre Assenza)
sabato 11 febbraio 2012
Wislawa Szymborska - "Amore a prima vista"
Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
È bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella.
Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?
Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
Uno "scusi" nella ressa?
Un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.
Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.
Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.
Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia?
Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.
Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
Wislawa Szymborska
(La fine e l'inizio, Scheiwiller, 1993)
che un sentimento improvviso li unì.
È bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella.
Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?
Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
Uno "scusi" nella ressa?
Un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.
Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.
Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.
Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia?
Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.
Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
Wislawa Szymborska
(La fine e l'inizio, Scheiwiller, 1993)
venerdì 20 gennaio 2012
Lidia Ravera, "Sorelle" (1994)
"È un binario la famiglia, è rigida e sicura come un binario, e tu ci scivoli sopra, facilmente, meccanicamente, non devi decifrare nessuno, nessuno si mette in testa di conquistarti. Compi gli stessi gesti, scambi le stesse parole e la stessa quantità e qualità di sentimento. La famiglia è una specie di base ritmica, lo sferragliare tranquillo della vita".
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